La dieta ideale per proteggere il microcircolo sanguigno

Ogni area del nostro organismo è attraversata da una vasta rete di arterie, vene e capillari. All’interno dei vasi sanguigni circola il sangue e attraverso di esso vengono trasportati l’ossigeno e tutti i nutrienti assunti con l’alimentazione in tutti i vari organi e tessuti del nostro corpo.

Il rallentamento della circolazione sanguigna, che può essere di lieve entità in alcuni casi e manifestarsi come leggero intorpidimento a livello degli arti inferiori, può accompagnarsi a gonfiore, talvolta dolore e nei casi più gravi portare alla formazione delle vene varicose.

Alla base dei problemi circolatori possono concorrere differenti cause: in primis inadeguata attività fisica, sovrappeso, cattiva alimentazione, fumo. Il movimento fisico è di fondamentale importanza, pertanto è consigliato camminare a passo spedito almeno 30-45 minuti al giorno.

Anche le scelte che operiamo a tavola, in casa o fuori casa, sono essenziali per influire positivamente sul nostro apparato circolatorio.

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Può essere consumata fredda come bevanda rinfrescante, in aggiunta a crunchy, yogourt o frullati oppure come base per la preparazione di tore e dessert. La bevanda è 100% vegetale, senza glutine ed è certificata VEGAN OK adata quindi a chi ha scelto di seguire un’alimentazione vegana.

Gradevole alternativa al latte. Adatta alla preparazione di ogni ricetta.

Ingredienti: acqua, riso* (17%), purea di cocco* (2%), sale marino

Valori medi per 100 ml
Valore energetico 65 kcal / 275 kJ
Proteine 0.3 g
Carboidrati 13 g
di cui zuccheri 5.4 g
Grassi 1.2 g
di cui saturi 1.0 g
Fibre alimentari 0.7 g
Sale 0.1 g

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Via Cavour, 8a (angolo viale C. Battisti) a Biella

Curcuma, zenzero e cannella: scalda il tuo inverno con tutti i sapori del benessere

Tre spezie utilizzate da millenni ma attualissime.

La curcuma, amata dalle popolazioni orientali da oltre cinquemila anni, considerata spezia sacra in India e inserita tra i farmaci naturali della medicina Ayurvedica, è oggetto di approfonditi studi da parte della comunità scientifica internazionale. Il suo principio attivo, la curcumina, ovvero il pigmento che conferisce la marcata colorazione gialla alla polvere, è un potente antinfiammatorio (non dimentichiamoci che alla base del sovrappeso, diabete e patologie cardiovascolari c’è sempre una reazione infiammatoria del nostro organismo), regola i livelli di zucchero nel sangue e protegge il sistema cardiovascolare. Sono in corso, inoltre, degli studi che ne comprovano gli effetti positivi in presenza di patologie tumorali, sia dal punto di vista preventivo che di supporto alle terapie. Nei modelli animali è emerso che la curcumina sia in grado di ridurre lo stato infiammatorio non solo agendo direttamente, ma anche agendo attraverso alcune cellule del fegato e del pancreas. Alcune sperimentazioni sull’uomo hanno evidenziato un miglioramento significativo sulla glicemia: il suo consumo aiuterebbe infatti a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue (in particolare nei soggetti diabetici) e a favorire l’aumento del colesterolo “buono” HDL. A livello del sistema cardiovascolare, e in particolare nei pazienti affetti da arteriosclerosi, porta a una riduzione del fibrinogeno, ovvero la proteina che partecipa ai fenomeni della coagulazione del sangue e i cui livelli elevati possono favorire la formazione di trombi nei vasi sanguigni.

Studi più avanzati della nutrigenomica hanno evidenziato anche che la curcumina agisce inibendo il gene Tor, ovvero uno dei geni implicati nell’invecchiamento. La curcuma, quando aggiunta ai cibi è inoltre un ottimo digestivo ed epatoprotettore. Sul fegato esercita un’importante azione disintossicante, supportando l’eliminazione delle tossine accumulate. La sua attività antinfiammatoria è importante anche in presenza di artriti, artrosi e infiammazioni a carico del sistema muscolare. Durante la stagione fredda aiuta a rinforzare il sistema immunitario grazie alla sua attività immunostimolante. Offre il massimo del suo potenziale terapeutico e preventivo quando viene associata al pepe nero (per le persone particolarmente sensibili è consigliato utilizzare il curry in quanto lo contiene insieme ad altre spezie “adiuvanti”) e all’olio che ne favorisce l’assorbimento a livello epatico.

La dose di curcuma in polvere che è possibile assumere quotidianamente è pari a circa due cucchiaini da caffè. Si può aggiungere a fine cottura nella pasta, nel risotto, nella carne e nelle verdure. In presenza di disturbi intestinali e di difficoltà digestive, si può utilizzare un cucchiaio di curcuma in una tazza di acqua calda bevendola a piccoli sorsi.

Lo zenzero, il toccasana che arriva da Oriente

Pianta originaria dell’Asia, è utilizzata da millenni in cibi e bevande per le sue indiscutibili proprietà digestive, diuretiche e antibatteriche. Queste caratteristiche sono state evidenziate in numerosi studi clinici, che hanno confermato gli usi tradizionali di questa meravigliosa spezia. Nella moderna fitoterapia lo zenzero è consigliato in presenza di difficoltà digestive accompagnate da bruciori di stomaco, nausea ed eruttazioni. I gingeroli, ovvero le oleoresine responsabili del sapore pungente dello zenzero (il cui meccanismo d’azione non sarebbe da ricercare a livello del sistema nervoso centrale, ma in un’azione a livello locale), svolgono una marcata e documentata azione antiemetica. Si ritiene che questa proprietà sia dovuta a un miglioramento della motilità intestinale. Alcuni studi hanno indagato l’efficacia dello zenzero nel controllo della nausea post operatoria e sembrerebbe addirittura più efficace rispetto ai trattamenti convenzionali. Ad esempio, l’utilizzo di 1000 mg/die di estratto di zenzero su un gruppo di donne (80 per la precisione) ha evidenziato, rispetto al gruppo placebo, una significativa riduzione della sintomatologia: la nausea, infatti, si è manifestata solo nel 30% dei soggetti femminili rispetto al 57,5% del gruppo che aveva assunto il placebo. Non solo, sembra che lo zenzero sia inoltre in grado di ridurre l’intensità e la durata degli attacchi.

Utilizzare quotidianamente zenzero durante la stagione fredda può aiutare l’organismo a ridurre la sintomatologia dolorosa a carico dell’apparato osteoarticolare e non solo. Quest’azione è attribuibile all’inibizione della ciclossigenasi e della 5-lipossigenasi, i due enzimi che portano alla formazione delle molecole infiammatorie.

Possiamo aggiungere lo zenzero alle tisane di fine pasto, oppure consumarlo per promuovere la ripresa e la risposta immunitaria durante le infezioni a carico non solo del tronco respiratorio, ma anche intestinale.

La cannella, una delizia anti-colesterolo

Infine, ecco le proprietà della deliziosa cannella, albero originario del Ceylon, dello Sri Lanka e dell’India. Si utilizza la corteccia del fusto e dei rami, privata delle parti più esterne e superficiali. Questa spezia svolge un’azione antibatterica e antifungina e promuove i processi digestivi (favorendo lo svuotamento gastrico e proteggendo lo stomaco dai danni dell’iperacidità). È inoltre antispasmodica, carminativa e antiossidante, e in grado di abbassare la febbre.

Nella cannella è stato individuato il polifenolo MHCP, a cui è stata attribuita la proprietà ipoglicemizzante. Il MHCP mima l’azione dell’insulina e, oltre ad essere sinergico con essa, ne attiva i recettori a livello cellulare. È stato condotto uno studio per dimostrare gli effetti benefici della cannella sulla salute, prendendo come campione 60 persone di mezza età affette da diabete di tipo 2. I partecipanti sono stati suddivisi in 6 gruppi: una metà ha assunto dosi di estratto di cannella via via crescenti ( il gruppo 1 assumeva 1 g/die, il gruppo 2 assumeva 3 g/die e il gruppo 3 6g/die), mentre gli altri solo dei placebo. La ricerca ha dimostrato che, dopo 40 giorni, in chi aveva assunto la cannella si poteva riscontrare una riduzione del 18-29% della media della glicemia a digiuno, del 23-30% del livello di trigliceridi, del 7-27% del colesterolo LDL e del 12-63% del colesterolo totale.

Nel gruppo placebo, invece, non sono stati osservati cambiamenti significativi.

La cannella si rivela ottima durante l’inverno grazie alle documentate azioni antibatteriche. I primi studi sul suo potere battericida risalgono addirittura al 1887. Fu un certo Chamberland ad individuare le capacità di eliminare i patogeni o di inibirne la replicazione, senza compromettere negativamente sulla flora batterica simbiotica dell’intestino umano. Infine, recenti studi svolti in vitro hanno dimostrato la capacità di inibire lo sviluppo dell’Helicobacter Pilori, agente responsabile di gastriti e ulcere.

La cannella in polvere, grazie al suo inconfondibile gusto dolce, può aiutarvi a ridurre la quantità di zucchero nella preparazione di dolci. Ottima per le mele cotte in acqua (adatte soprattutto alle persone che lamentano stipsi e gonfiori intestinali) oppure per la preparazione della classica torta di mele.

 

Debora Cantarutti

Divulgatrice scientifica, consulente nutrizionale esperta di nutraceutica e nutrigenomica. Docente per Sapere Academy (Milano) e ricercatrice indipendente Superfoods.  Master in Nutrizione Metodo Molecolare. Ideatrice e responsabile del progetto Scienza&Gusto. Socia del GSA, Giornalisti Specializzati Associati di Milano. 

È membro attivo del progetto Quartieri Tranquilli ideato da Lina Sotis, dove presta attività di consulenza ai cittadini per promuovere il corretto stile di vita in ambito nutrizionale. Relatrice nei showcooking organizzati per Expo 2015 e per la Milano Food Week.

Come disinfiammare l’organismo grazie a alkemy EN 5.2 FLEX

Per combattere l’infiammazione e i dolori articolari legati alla stagione fredda, alkemy ha unito nell’integratore EN 5.2 FLEX i principi attivi di vite canadese e abete bianco, utili nel trattare le infiammazioni molto dolorose di tendini, ossa e legamenti, e di faggio e equiseto, dalle proprietà minerali eccellenti.

 

Consigli d’uso: 25 gocce 2 volte al giorno, diluite in poca acqua.

EN 5.2 FLEX – Integratore con: vite canadese utile in caso di infiammazioni articolari

La verità sull’olio di palma. Tutto quello che le industrie alimentari non ti dicono

Da un po’ di mesi è guerra aperta al tanto discusso olio di palma, grasso alimentare utilizzato a livello mondiale per la preparazione di prodotti da forno, cioccolatini, prodotti dolciari e tanto altro.
L’olio di palma viene ottenuto per spremitura delle drupe: gli alberi su cui crescono possono raggiungere i 30 metri di altezza e i frutti sono raggruppati in grossi grappoli dalla forma sferica, che possono contenere fino a 2000 drupe ciascuno. Le drupe hanno al loro interno un nocciolo (seme) duro, avvolto da una polpa morbida da cui si ricava per spremitura l’olio di palma.

Il suo utilizzo commerciale è dovuto ad una serie di vantaggi: innanzitutto esalta il gusto dei cibi in cui è presente, spingendo il consumatore a mangiare l’alimento in maggiori quantità perché aumenta l’appetito e non favorisce il senso di sazietà (tale aspetto sembra sia riconducibile alla ricchezza di acido palmitico). Inoltre, resiste molto bene all’ossidazione, non irrancidisce, fa sì che l’alimento possa conservarsi per lungo tempo e, non per ultimo, ha un costo contenuto rispetto altri grassi utilizzati nell’industria alimentare.
Il famoso olio di palma viene utilizzato soprattutto nella produzione dei dolciumi nella sua forma originaria o dopo essere stato sottoposto a trattamenti in grado di trasformarlo in margarina. Un altro impiego classico è nella produzione delle creme spalmabili a base di cioccolato, in sostituzione del più caro e sano burro di cacao.

I dibattiti in merito alla sua pericolosità per il corpo umano si basano oggi sulle ricerche condotte da organi scientifici ufficiali, quali il Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) e il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF). È stata stilata una tabella nutrizionale che descrive in dettaglio la composizione dell’olio di palma senza fermare l’attenzione solo all’acido palmitico, pur essendo questo il principale acido grasso saturo presente.

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Sulla base di tali dati è stato possibile stabilire l’indice di aterogenicità, ovvero il valore che esprime il rischio di insorgenza di arterosclerosi procurato dal consumo di un alimento, di un intero pasto o da un’intera giornata alimentare e valutato sulla base della composizione degli acidi grassi ingeriti. Tale valore prende in esame l’insieme di tutti i grassi presenti nell’olio di palma, vale a dire gli acidi grassi saturi, quelli monoinsaturi e quelli polinsaturi. Gli esami eseguiti hanno determinato che l’olio di palma ha un indice di aterogenicità pari a 0.90 (la formula applicata è facilmente reperibile in rete). Il valore ritenuto sicuro per la salute umana è inferiore a 0.31.

L’altro parametro che è stato valutato è l’indicatore di trombogenicità, che esprime il rischio della formazione di trombi all’interno dei vasi sanguigni. Viene calcolato applicando il rapporto tra gli acidi grassi polinsaturi presenti e, in questo caso, si riferisce agli omega 3 ed omega 6. Questo valore indica il maggiore rischio trombotico per maggiore azione proinfiammatoria e promozione dell’aggregazione piastrinica. L’indicatore di trombogenicità è risultato essere pari a 1.63: perché un cibo sia innocuo per la salute umana questo valore deve essere inferiore a 0.57.

 

I rischi dell’olio di palma: un danno per l’ambiente e la nostra salute

Il recente studio realizzato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare va oltre le accuse sulla deforestazione del Sud Est Asiatico e sull’aumento del rischio cardiovascolare per eccessiva presenza di acidi grassi saturi, mettendo in luce ulteriori rischi nell’uso di questo grasso tropicale.

Il corposo dossier elaborato dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) riporta che l’olio di palma è particolarmente ricco di sostanze contaminanti tossiche (di cui alcune potenzialmente cancerogene), che si svilupperebbero proprio durante le fasi di raffinazione a elevate temperature, sopra i 200 gradi centigradi. Si tratta dei glicidil esteri degli acidi grassi che si sviluppano dal precursore glicidolo, il 3-monocloropropandiolo, cancerogeno e tossico per reni e testicoli. In questo dossier sono trattati anche altri oli vegetali causa di possibile contaminazione, come quelli di cocco, di arachidi, di mais e di girasole. Il problema quindi non riguarderebbe solo l’olio di palma, ma anche altri grassi molto utilizzati dall’industria alimentare. Tuttavia, secondo gli esperti dell’EFSA, l’olio di palma è quello maggiormente soggetto allo sviluppo di sostanze tossiche, anche in quantità fino a dieci volte superiori rispetto agli altri olii.
Questi derivati tossici costituiscono un potenziale problema di salute per tutte le fasce di età più giovani o mediamente esposte, nonché per i consumatori di tutte le età con esposizione elevata”.

Secondo gli studi presenti nel dossier, il glicidolo (sostanza che si forma nell’organismo dopo ingestione) è genotossico e cancerogeno per i tessuti dei modelli animali analizzati; per questo motivo si può dedurre che ci siano buone probabilità che possa essere pericoloso anche per la salute dell’uomo.


Per quanto il consumatore consapevole e ben informato possa sforzarsi con ogni mezzo di cercare alternative più sane, il famigerato olio di palma è presente nella maggior parte dei prodotti in commercio, non solo in patatine, merendine o snack (alimenti di per sé non consigliabili e da cui stare alla larga per una dieta equilibrata), ma anche in dadi per il brodo (che inoltre possono contenere glutammato, sostanza neurotossica), gelati industriali, fette biscottate, cioccolatini, ecc. Basta una sola merendina delle marche più note per superare facilmente la dose giornaliera tollerabile. In alcuni casi, basterebbe mangiare solo 3 biscotti per superare tale soglia di sicurezza.

Altri prodotti sotto accusa sono le patatine, molto di moda tra gli adolescenti, fritte in miscele di olii (in cui è presente anche l’olio di palma) che possono portare a formazione di sostanze tossiche.
In attesa che vengano create delle linee guida e che venga posto un limite a livello europeo, non ci resta che prepararci in casa biscotti e merende utilizzando ingredienti scelti in maniera giusta o, quanto meno, imparare a leggere con attenzione le etichette alimentari dei prodotti che acquistiamo abitualmente.

 

Debora Cantarutti

Divulgatrice scientifica, consulente nutrizionale esperta di nutraceutica e nutrigenomica. Docente per Sapere Academy (Milano) e ricercatrice indipendente Superfoods.  Master in Nutrizione Metodo Molecolare. Ideatrice e responsabile del progetto Scienza&Gusto. Socia del GSA, Giornalisti Specializzati Associati di Milano. 

È membro attivo del progetto Quartieri Tranquilli ideato da Lina Sotis, dove presta attività di consulenza ai cittadini per promuovere il corretto stile di vita in ambito nutrizionale. Relatrice nei showcooking organizzati per Expo 2015 e per la Milano Food Week.

 

L’olio che fa bene alla pelle: scopri l’azione rigenerante dell’olio di rosa mosqueta racchiusa in alkemy ES 3.0 crema viso

L’olio di semi di rosa mosqueta è un olio  viscoso e arancione scuro, ricco in acido linoleico. Questo acido grasso non viene sintetizzato dal nostro organismo, ma è fondamentale nella coesione delle cellule della nostra pelle e indispensabile per mantenerla idratata, perché limita la perdita di acqua dall’epidermide. Ricco in vitamina E, un antiossidante naturale, vitamina K, (utile su arrossamenti della pelle e couperose), squalene, dalle proprietà emollienti e retinolo (precursore della vitamina A), che stimola la riparazione a livello cellulare. Le eccellenti proprietà di quest’olio sono racchiuse nel nostro trattamento viso 24 ore rigenerante alkemy ES 3.0 crema viso, particolarmente adatto per le pelli mature, perché blocca la progressione delle rughe; o per quelle disidratate che necessitano di più nutrimento e idratazione.

ES 3.0 – Crema viso effetto lifting a base di microalga Klamath

FAGOCITOSI PRENATALIZIA CON I RIMEDI LVS DA ARCIMBOLDO ARMONIE DELLA NATURA

Labor Villa Stoddard - Laboratorio

Consigli per prevenire e/o attenuare sintomi gastrointestinali postprandiali durante il periodo festivo.

PRIMA DEI PASTI:

  • 30 min. prima dei pasti bevi ca. 500 ml di acqua tiepida
  • 15 min. prima dei pasti prendi 30-40 gtt LVS n. 63

DURANTE I PASTI:

  • Mastica ogni boccone per almeno 30 volte
  • Ringrazia, ringrazia, ringrazia con ogni masticazione Madre Terra per il meraviglioso cibo

DOPO I PASTI:

  • Pasto abbondante ma equilibrato:
    30-40 gtt LVS n. 25
  • Pasto abbondante e ricco di grassi:
    30-40 gtt LVS n. 03
  • Pasto ricco di carboidrati e dolciumi:
    combinazione 20gtt LVS n. 05 e 20 gtt LVS n. 13
  • Aciditá gastrica, reflusso gastroesofageo:
    un cucchiaio LVS n. 36 e dopo 15 min. 30-40 gtt LVS n. 06
  • …ED INFINE…25 gtt LVS n. 73…coraggio, mettiti la sciarpa e il cappotto e cammina per almeno 30 min all’aria aperta: il cammino è un ottimo massaggio per l’apparato digestivo!

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Via Cavour, 8a – Biella

Presentazione Cosmesi naturale

Oggi alle 17.00

Presentazione della linea cosmetica naturale

IL PETTIROSSO

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il produttore presenterà i prodotti della linea cosmetica totalmente artigianale

utilizzando le formulaizoni che provengono esclusivamente da raccolta spontanea e agricoltura naturale, rispettando i periodi balsamici e le fasi lunari delle piante.

Il Pettirosso non utilizza ingredienti testati su animali e i suoi prodotti non contengono SLS, SLES, PEG, parabeni, derivati del petrolio, profumo e coloranti sintetici, texurizzanti e siliconi.

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