Archivi categoria: Alimentazione

1° cena macrobiotica – mercoledi 8 febbraio ore 20.00

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Mercoledì 8 febbraio

Alle ore 20,00

c/o Ristorante Circolo del Piazzo

Via Avogadro, 29B – Biella Piazzo

1° CENA MACROBIOTICA MA-PI

(presentazione dell’Associazione UPM e delle attività connesse)

in collaborazione con Associazione UPM

prenotare prima possibile

MENU

  • zuppa saltata con quadrucci

  • piatto di entrata

    • barchette di pasta frolla con verdure all’agro

    • raviolo di verdura

    • insalatina di carote e crauti

  • piatto misto

    • tortino di miglio

    • riso della felicità

    • verdure miste ripassate in padella

    • fagioli rossi

    • insalata

  • dolce

    • crostatina alla frutta

    • castagnaccio

  • té beicha (bancha)

  • altre bevande escluse (acqua, vino, birra)

Prezzo

adulti € 15,00 (+ € 10,00 tessera associativa annuale UPM)

bambini sino a i 10 anni € 7,50 (+ € 5 tessera associativa annuale UPM)

Tutti gli ingredienti utilizzati provengono da una Agricoltura Naturale che non fa uso di prodotti chimici e che nasce nel rispetto della salute dell’ambiente e della persona. Gran parte dei cereali, delle verdure, dei legumi e della frutta proposti sono ottenuti da semi antichi e in grado di autoriprodursi e sono accompagnati dall’Etichetta Trasparente Pianesiana.

Questi prodotti li potrete trovare in vendita presso il nostro negozio, ARCIMBOLDO ARMONIE DELLA NATURA, via Cavour, 8/a (ang. viale C. Battisti) a Biella.

Per info e prenotazioni:

MAURIZIO 348 511 25 82 – JANA 340 172 9 272

Confezioniamo cestini di qualità per i tuoi regali e per te….un trattamento in omaggio

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Si preparano confezioni regalo con prodotti naturali di qualità:
alimenti biologici e macrobiotici, cosmetici naturali, integratori alimentari, cristalli e…..ancora tanto altro, compresi buoni per trattamenti ayurvedici, shiatsu, reiki, moxa, cristalli, psych-k….

Ogni 70 euro di spesa un buono per un trattamento omaggio da prenotare entro il 31/01/2017.

Venite a trovarci a Biella in via Cavour, 8/a (ang. viale C. Battisti).

Vi aspettiamo

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Via Cavour, 8a (angolo viale C. Battisti) a Biella

Curcuma, zenzero e cannella: scalda il tuo inverno con tutti i sapori del benessere

Tre spezie utilizzate da millenni ma attualissime.

La curcuma, amata dalle popolazioni orientali da oltre cinquemila anni, considerata spezia sacra in India e inserita tra i farmaci naturali della medicina Ayurvedica, è oggetto di approfonditi studi da parte della comunità scientifica internazionale. Il suo principio attivo, la curcumina, ovvero il pigmento che conferisce la marcata colorazione gialla alla polvere, è un potente antinfiammatorio (non dimentichiamoci che alla base del sovrappeso, diabete e patologie cardiovascolari c’è sempre una reazione infiammatoria del nostro organismo), regola i livelli di zucchero nel sangue e protegge il sistema cardiovascolare. Sono in corso, inoltre, degli studi che ne comprovano gli effetti positivi in presenza di patologie tumorali, sia dal punto di vista preventivo che di supporto alle terapie. Nei modelli animali è emerso che la curcumina sia in grado di ridurre lo stato infiammatorio non solo agendo direttamente, ma anche agendo attraverso alcune cellule del fegato e del pancreas. Alcune sperimentazioni sull’uomo hanno evidenziato un miglioramento significativo sulla glicemia: il suo consumo aiuterebbe infatti a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue (in particolare nei soggetti diabetici) e a favorire l’aumento del colesterolo “buono” HDL. A livello del sistema cardiovascolare, e in particolare nei pazienti affetti da arteriosclerosi, porta a una riduzione del fibrinogeno, ovvero la proteina che partecipa ai fenomeni della coagulazione del sangue e i cui livelli elevati possono favorire la formazione di trombi nei vasi sanguigni.

Studi più avanzati della nutrigenomica hanno evidenziato anche che la curcumina agisce inibendo il gene Tor, ovvero uno dei geni implicati nell’invecchiamento. La curcuma, quando aggiunta ai cibi è inoltre un ottimo digestivo ed epatoprotettore. Sul fegato esercita un’importante azione disintossicante, supportando l’eliminazione delle tossine accumulate. La sua attività antinfiammatoria è importante anche in presenza di artriti, artrosi e infiammazioni a carico del sistema muscolare. Durante la stagione fredda aiuta a rinforzare il sistema immunitario grazie alla sua attività immunostimolante. Offre il massimo del suo potenziale terapeutico e preventivo quando viene associata al pepe nero (per le persone particolarmente sensibili è consigliato utilizzare il curry in quanto lo contiene insieme ad altre spezie “adiuvanti”) e all’olio che ne favorisce l’assorbimento a livello epatico.

La dose di curcuma in polvere che è possibile assumere quotidianamente è pari a circa due cucchiaini da caffè. Si può aggiungere a fine cottura nella pasta, nel risotto, nella carne e nelle verdure. In presenza di disturbi intestinali e di difficoltà digestive, si può utilizzare un cucchiaio di curcuma in una tazza di acqua calda bevendola a piccoli sorsi.

Lo zenzero, il toccasana che arriva da Oriente

Pianta originaria dell’Asia, è utilizzata da millenni in cibi e bevande per le sue indiscutibili proprietà digestive, diuretiche e antibatteriche. Queste caratteristiche sono state evidenziate in numerosi studi clinici, che hanno confermato gli usi tradizionali di questa meravigliosa spezia. Nella moderna fitoterapia lo zenzero è consigliato in presenza di difficoltà digestive accompagnate da bruciori di stomaco, nausea ed eruttazioni. I gingeroli, ovvero le oleoresine responsabili del sapore pungente dello zenzero (il cui meccanismo d’azione non sarebbe da ricercare a livello del sistema nervoso centrale, ma in un’azione a livello locale), svolgono una marcata e documentata azione antiemetica. Si ritiene che questa proprietà sia dovuta a un miglioramento della motilità intestinale. Alcuni studi hanno indagato l’efficacia dello zenzero nel controllo della nausea post operatoria e sembrerebbe addirittura più efficace rispetto ai trattamenti convenzionali. Ad esempio, l’utilizzo di 1000 mg/die di estratto di zenzero su un gruppo di donne (80 per la precisione) ha evidenziato, rispetto al gruppo placebo, una significativa riduzione della sintomatologia: la nausea, infatti, si è manifestata solo nel 30% dei soggetti femminili rispetto al 57,5% del gruppo che aveva assunto il placebo. Non solo, sembra che lo zenzero sia inoltre in grado di ridurre l’intensità e la durata degli attacchi.

Utilizzare quotidianamente zenzero durante la stagione fredda può aiutare l’organismo a ridurre la sintomatologia dolorosa a carico dell’apparato osteoarticolare e non solo. Quest’azione è attribuibile all’inibizione della ciclossigenasi e della 5-lipossigenasi, i due enzimi che portano alla formazione delle molecole infiammatorie.

Possiamo aggiungere lo zenzero alle tisane di fine pasto, oppure consumarlo per promuovere la ripresa e la risposta immunitaria durante le infezioni a carico non solo del tronco respiratorio, ma anche intestinale.

La cannella, una delizia anti-colesterolo

Infine, ecco le proprietà della deliziosa cannella, albero originario del Ceylon, dello Sri Lanka e dell’India. Si utilizza la corteccia del fusto e dei rami, privata delle parti più esterne e superficiali. Questa spezia svolge un’azione antibatterica e antifungina e promuove i processi digestivi (favorendo lo svuotamento gastrico e proteggendo lo stomaco dai danni dell’iperacidità). È inoltre antispasmodica, carminativa e antiossidante, e in grado di abbassare la febbre.

Nella cannella è stato individuato il polifenolo MHCP, a cui è stata attribuita la proprietà ipoglicemizzante. Il MHCP mima l’azione dell’insulina e, oltre ad essere sinergico con essa, ne attiva i recettori a livello cellulare. È stato condotto uno studio per dimostrare gli effetti benefici della cannella sulla salute, prendendo come campione 60 persone di mezza età affette da diabete di tipo 2. I partecipanti sono stati suddivisi in 6 gruppi: una metà ha assunto dosi di estratto di cannella via via crescenti ( il gruppo 1 assumeva 1 g/die, il gruppo 2 assumeva 3 g/die e il gruppo 3 6g/die), mentre gli altri solo dei placebo. La ricerca ha dimostrato che, dopo 40 giorni, in chi aveva assunto la cannella si poteva riscontrare una riduzione del 18-29% della media della glicemia a digiuno, del 23-30% del livello di trigliceridi, del 7-27% del colesterolo LDL e del 12-63% del colesterolo totale.

Nel gruppo placebo, invece, non sono stati osservati cambiamenti significativi.

La cannella si rivela ottima durante l’inverno grazie alle documentate azioni antibatteriche. I primi studi sul suo potere battericida risalgono addirittura al 1887. Fu un certo Chamberland ad individuare le capacità di eliminare i patogeni o di inibirne la replicazione, senza compromettere negativamente sulla flora batterica simbiotica dell’intestino umano. Infine, recenti studi svolti in vitro hanno dimostrato la capacità di inibire lo sviluppo dell’Helicobacter Pilori, agente responsabile di gastriti e ulcere.

La cannella in polvere, grazie al suo inconfondibile gusto dolce, può aiutarvi a ridurre la quantità di zucchero nella preparazione di dolci. Ottima per le mele cotte in acqua (adatte soprattutto alle persone che lamentano stipsi e gonfiori intestinali) oppure per la preparazione della classica torta di mele.

 

Debora Cantarutti

Divulgatrice scientifica, consulente nutrizionale esperta di nutraceutica e nutrigenomica. Docente per Sapere Academy (Milano) e ricercatrice indipendente Superfoods.  Master in Nutrizione Metodo Molecolare. Ideatrice e responsabile del progetto Scienza&Gusto. Socia del GSA, Giornalisti Specializzati Associati di Milano. 

È membro attivo del progetto Quartieri Tranquilli ideato da Lina Sotis, dove presta attività di consulenza ai cittadini per promuovere il corretto stile di vita in ambito nutrizionale. Relatrice nei showcooking organizzati per Expo 2015 e per la Milano Food Week.

Come disinfiammare l’organismo grazie a alkemy EN 5.2 FLEX

Per combattere l’infiammazione e i dolori articolari legati alla stagione fredda, alkemy ha unito nell’integratore EN 5.2 FLEX i principi attivi di vite canadese e abete bianco, utili nel trattare le infiammazioni molto dolorose di tendini, ossa e legamenti, e di faggio e equiseto, dalle proprietà minerali eccellenti.

 

Consigli d’uso: 25 gocce 2 volte al giorno, diluite in poca acqua.

EN 5.2 FLEX – Integratore con: vite canadese utile in caso di infiammazioni articolari

La verità sull’olio di palma. Tutto quello che le industrie alimentari non ti dicono

Da un po’ di mesi è guerra aperta al tanto discusso olio di palma, grasso alimentare utilizzato a livello mondiale per la preparazione di prodotti da forno, cioccolatini, prodotti dolciari e tanto altro.
L’olio di palma viene ottenuto per spremitura delle drupe: gli alberi su cui crescono possono raggiungere i 30 metri di altezza e i frutti sono raggruppati in grossi grappoli dalla forma sferica, che possono contenere fino a 2000 drupe ciascuno. Le drupe hanno al loro interno un nocciolo (seme) duro, avvolto da una polpa morbida da cui si ricava per spremitura l’olio di palma.

Il suo utilizzo commerciale è dovuto ad una serie di vantaggi: innanzitutto esalta il gusto dei cibi in cui è presente, spingendo il consumatore a mangiare l’alimento in maggiori quantità perché aumenta l’appetito e non favorisce il senso di sazietà (tale aspetto sembra sia riconducibile alla ricchezza di acido palmitico). Inoltre, resiste molto bene all’ossidazione, non irrancidisce, fa sì che l’alimento possa conservarsi per lungo tempo e, non per ultimo, ha un costo contenuto rispetto altri grassi utilizzati nell’industria alimentare.
Il famoso olio di palma viene utilizzato soprattutto nella produzione dei dolciumi nella sua forma originaria o dopo essere stato sottoposto a trattamenti in grado di trasformarlo in margarina. Un altro impiego classico è nella produzione delle creme spalmabili a base di cioccolato, in sostituzione del più caro e sano burro di cacao.

I dibattiti in merito alla sua pericolosità per il corpo umano si basano oggi sulle ricerche condotte da organi scientifici ufficiali, quali il Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) e il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF). È stata stilata una tabella nutrizionale che descrive in dettaglio la composizione dell’olio di palma senza fermare l’attenzione solo all’acido palmitico, pur essendo questo il principale acido grasso saturo presente.

tabellaolio

Sulla base di tali dati è stato possibile stabilire l’indice di aterogenicità, ovvero il valore che esprime il rischio di insorgenza di arterosclerosi procurato dal consumo di un alimento, di un intero pasto o da un’intera giornata alimentare e valutato sulla base della composizione degli acidi grassi ingeriti. Tale valore prende in esame l’insieme di tutti i grassi presenti nell’olio di palma, vale a dire gli acidi grassi saturi, quelli monoinsaturi e quelli polinsaturi. Gli esami eseguiti hanno determinato che l’olio di palma ha un indice di aterogenicità pari a 0.90 (la formula applicata è facilmente reperibile in rete). Il valore ritenuto sicuro per la salute umana è inferiore a 0.31.

L’altro parametro che è stato valutato è l’indicatore di trombogenicità, che esprime il rischio della formazione di trombi all’interno dei vasi sanguigni. Viene calcolato applicando il rapporto tra gli acidi grassi polinsaturi presenti e, in questo caso, si riferisce agli omega 3 ed omega 6. Questo valore indica il maggiore rischio trombotico per maggiore azione proinfiammatoria e promozione dell’aggregazione piastrinica. L’indicatore di trombogenicità è risultato essere pari a 1.63: perché un cibo sia innocuo per la salute umana questo valore deve essere inferiore a 0.57.

 

I rischi dell’olio di palma: un danno per l’ambiente e la nostra salute

Il recente studio realizzato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare va oltre le accuse sulla deforestazione del Sud Est Asiatico e sull’aumento del rischio cardiovascolare per eccessiva presenza di acidi grassi saturi, mettendo in luce ulteriori rischi nell’uso di questo grasso tropicale.

Il corposo dossier elaborato dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) riporta che l’olio di palma è particolarmente ricco di sostanze contaminanti tossiche (di cui alcune potenzialmente cancerogene), che si svilupperebbero proprio durante le fasi di raffinazione a elevate temperature, sopra i 200 gradi centigradi. Si tratta dei glicidil esteri degli acidi grassi che si sviluppano dal precursore glicidolo, il 3-monocloropropandiolo, cancerogeno e tossico per reni e testicoli. In questo dossier sono trattati anche altri oli vegetali causa di possibile contaminazione, come quelli di cocco, di arachidi, di mais e di girasole. Il problema quindi non riguarderebbe solo l’olio di palma, ma anche altri grassi molto utilizzati dall’industria alimentare. Tuttavia, secondo gli esperti dell’EFSA, l’olio di palma è quello maggiormente soggetto allo sviluppo di sostanze tossiche, anche in quantità fino a dieci volte superiori rispetto agli altri olii.
Questi derivati tossici costituiscono un potenziale problema di salute per tutte le fasce di età più giovani o mediamente esposte, nonché per i consumatori di tutte le età con esposizione elevata”.

Secondo gli studi presenti nel dossier, il glicidolo (sostanza che si forma nell’organismo dopo ingestione) è genotossico e cancerogeno per i tessuti dei modelli animali analizzati; per questo motivo si può dedurre che ci siano buone probabilità che possa essere pericoloso anche per la salute dell’uomo.


Per quanto il consumatore consapevole e ben informato possa sforzarsi con ogni mezzo di cercare alternative più sane, il famigerato olio di palma è presente nella maggior parte dei prodotti in commercio, non solo in patatine, merendine o snack (alimenti di per sé non consigliabili e da cui stare alla larga per una dieta equilibrata), ma anche in dadi per il brodo (che inoltre possono contenere glutammato, sostanza neurotossica), gelati industriali, fette biscottate, cioccolatini, ecc. Basta una sola merendina delle marche più note per superare facilmente la dose giornaliera tollerabile. In alcuni casi, basterebbe mangiare solo 3 biscotti per superare tale soglia di sicurezza.

Altri prodotti sotto accusa sono le patatine, molto di moda tra gli adolescenti, fritte in miscele di olii (in cui è presente anche l’olio di palma) che possono portare a formazione di sostanze tossiche.
In attesa che vengano create delle linee guida e che venga posto un limite a livello europeo, non ci resta che prepararci in casa biscotti e merende utilizzando ingredienti scelti in maniera giusta o, quanto meno, imparare a leggere con attenzione le etichette alimentari dei prodotti che acquistiamo abitualmente.

 

Debora Cantarutti

Divulgatrice scientifica, consulente nutrizionale esperta di nutraceutica e nutrigenomica. Docente per Sapere Academy (Milano) e ricercatrice indipendente Superfoods.  Master in Nutrizione Metodo Molecolare. Ideatrice e responsabile del progetto Scienza&Gusto. Socia del GSA, Giornalisti Specializzati Associati di Milano. 

È membro attivo del progetto Quartieri Tranquilli ideato da Lina Sotis, dove presta attività di consulenza ai cittadini per promuovere il corretto stile di vita in ambito nutrizionale. Relatrice nei showcooking organizzati per Expo 2015 e per la Milano Food Week.

 

L’olio che fa bene alla pelle: scopri l’azione rigenerante dell’olio di rosa mosqueta racchiusa in alkemy ES 3.0 crema viso

L’olio di semi di rosa mosqueta è un olio  viscoso e arancione scuro, ricco in acido linoleico. Questo acido grasso non viene sintetizzato dal nostro organismo, ma è fondamentale nella coesione delle cellule della nostra pelle e indispensabile per mantenerla idratata, perché limita la perdita di acqua dall’epidermide. Ricco in vitamina E, un antiossidante naturale, vitamina K, (utile su arrossamenti della pelle e couperose), squalene, dalle proprietà emollienti e retinolo (precursore della vitamina A), che stimola la riparazione a livello cellulare. Le eccellenti proprietà di quest’olio sono racchiuse nel nostro trattamento viso 24 ore rigenerante alkemy ES 3.0 crema viso, particolarmente adatto per le pelli mature, perché blocca la progressione delle rughe; o per quelle disidratate che necessitano di più nutrimento e idratazione.

ES 3.0 – Crema viso effetto lifting a base di microalga Klamath

FAGOCITOSI PRENATALIZIA CON I RIMEDI LVS DA ARCIMBOLDO ARMONIE DELLA NATURA

Labor Villa Stoddard - Laboratorio

Consigli per prevenire e/o attenuare sintomi gastrointestinali postprandiali durante il periodo festivo.

PRIMA DEI PASTI:

  • 30 min. prima dei pasti bevi ca. 500 ml di acqua tiepida
  • 15 min. prima dei pasti prendi 30-40 gtt LVS n. 63

DURANTE I PASTI:

  • Mastica ogni boccone per almeno 30 volte
  • Ringrazia, ringrazia, ringrazia con ogni masticazione Madre Terra per il meraviglioso cibo

DOPO I PASTI:

  • Pasto abbondante ma equilibrato:
    30-40 gtt LVS n. 25
  • Pasto abbondante e ricco di grassi:
    30-40 gtt LVS n. 03
  • Pasto ricco di carboidrati e dolciumi:
    combinazione 20gtt LVS n. 05 e 20 gtt LVS n. 13
  • Aciditá gastrica, reflusso gastroesofageo:
    un cucchiaio LVS n. 36 e dopo 15 min. 30-40 gtt LVS n. 06
  • …ED INFINE…25 gtt LVS n. 73…coraggio, mettiti la sciarpa e il cappotto e cammina per almeno 30 min all’aria aperta: il cammino è un ottimo massaggio per l’apparato digestivo!

logosito

Via Cavour, 8a – Biella

Monococco, il padre di tutti i cereali

Colline morbide, colore giallo, cipressi in riga, il dolce profilo della campagna senese, una cartolina a farci da sfondo. Siamo con Barbara, ci racconta una passione fatta mestiere. Farro monococco, il cereale più antico. Posto migliore da dedicare alla coltivazione di varietà di cereali riscoperti e alla loro valorizzazione non potrebbe esistere.

Buongiorno Barbara, spiegaci cosa fate in questo paradiso.

Coltiviamo e trasformiamo cereali, legumi e ortaggi, con particolare attenzione alle varietà Antiche e locali. Facciamo agricoltura biologica, dal 1993.

Cos’è il farro monococco? 

È probabile che sia il primo cereale coltivato dall’uomo: si parla quindi di un seme antichissimo, la cui coltivazione è stata abbandonata nel corso del tempo per le basse rese di produzione e perché si tratta di un cereale vestito che necessita di una lavorazione successiva per renderlo commestibile.

monococco

Perché coltivare il monococco, allora? Perché scegliere grani antichi? 

L’azienda ha scelto da molti anni di coltivare cereali antichi e si è dotata di attrezzature per la pulitura e la decorticatura dei semi. Per diversi anni abbiamo coltivato farro dicocco, orzo, avena e poi siamo riusciti ad avere il seme di monococco e lo abbiamo coltivato. La scelta dei grani antichi è legata in primis al metodo di coltivazione che abbiamo scelto, ovvero quello biologico. Il regolamento prevede il divieto di utilizzo di prodotti chimici, quindi era importante la scelta di varietà di semi in grado di ben adattarsi al clima e sufficientemente rustiche da potersela cavare contro eventuali attacchi di parassiti e la competizione con erbe infestanti. E non c’è nulla di meglio che le antiche varietà. In secondo luogo le varietà antiche sono sorprendentemente buone, il risultato di anni di selezione umana fatta col gusto e non con la chimica.

Che differenze troviamo con gli altri tipi di farro, nella struttura e nelle proprietà?

Le differenze sono molto evidenti sia nel campo che nei valori nutrizionali: noi coltiviamo sia monococco che dicocco, e da un punto di vista agronomico il monococcco, detto anche piccolo farro, è un poco più problematico nella coltivazione e ha rese inferiori. Nei valori, le differenze sono evidentissime: entrambi sono cereali molto ricchi di nutritivi, ma il monococco si differenzia per il basso contenuto di glutine e in più gli amidi presenti hanno una forma altamente solubile che lo rende estremamente ben digeribile.

Da quanto coltivate monococco?

Lo coltiviamo da 8 anni.

È un cereale che ha bisogno di particolari accorgimenti? Il vostro è un terreno particolarmente adatto a questo tipo di coltura?

Il farro è un cereale molto rustico da sempre coltivato in toscana (etruschi prima, romani poi) e si adatto benissimo a questi terreni.

Quali sono le motivazioni che vi hanno portato a scegliere il metodo di agricoltura biologica?

La volontà di rispettare la terra fin dove possiamo: veniamo dal Nord Italia, da zone ad alto inquinamento, e in Toscana abbiamo trovato un territorio ancora pulito.

Coltivate e trasformate?

Si, partiamo dal campo e arriviamo fino alla confezione. 

Come funziona il ciclo produttivo? E la vostra filiera?

Adottiamo un sistema di rotazione, ovvero non coltiviamo mai sugli stessi appezzamenti di terreno la stessa varietà vegetale, ma alterniamo le colture tra cereali che impoveriscono il terreno e i legumi che invece lo arricchiscono. Il nostro scopo è mantenere un giusto equilibrio.

Quali prodotti preparate a partire dal monococco?

Chicchi, farina, fiocchi, zuppe e pasta.

Che differenza troviamo nel prodotto finale?

Da un punto di vista nutrizionale, certamente cibarsi del chicco intero ha un valore superiore. La farina è lavorata a pietra e lo è anche il semolato da cui si ricava la pasta quindi si lavora anche con il germe.

Tre motivi per scegliere prodotti a base di farro monococco.

Prendiamo la pasta, per esempio: gusto buonissimo, leggera da digerire, velocissima: cuoce in 4/6 minuti. 

Un prodotto al quale non rinuncerebbe mai.

Tagliolino, ovvero una tagliatella lavorata a nido molto fine che cuoce in pochi minuti ed è molto delicata: va messa in acqua calda ma non bollente per gustarla al meglio. Buonissima con olio, pepe e pecorino


by saporedisole

Il segreto della longevità: scopri il potere dei cibi sani e ricchi di fitonutrienti

I fitonutrienti presenti nei cibi sono essenziali per la corretta funzionalità del sistema immunitario, in quanto promotori di tutti i meccanismi alla base delle autoriparazioni cellulari. Queste sostanze, inoltre, aiutano il sistema difensivo dell’organismo a neutralizzare i radicali liberi prodotti durante il metabolismo cellulare. Ad oggi, sono state individuate più di 10.000 sostanze fitochimiche vegetali in grado di prevenire diverse malattie, comprese quelle degenerative come il cancro.

Alcune delle più significative sostanze fitochimiche fanno parte del gruppo degli isotiocianati e sono in grado di rafforzare il sistema immunitario e di prendere parte attivamente nella prevenzione e nella lotta ai tumori. Attraverso l’aumento degli enzimi preposti alla disintossicazione dell’organismo, gli isotiocianati controllano l’infiammazione e inibiscono la creazione di nuovi vasi (fenomeno definito angiogenesi, anche il tessuto adiposo ha bisogno di continuo apporto di sangue). Gli effetti anti-angiogenesi non bloccano solo la crescita delle cellule tumorali, ma inibiscono anche l’accumulo di grasso corporeo. L’infiammazione, infatti, precede l’accumulo di grasso ed è seguita dalla necessità dei tessuti di essere riforniti di ossigeno e nutrienti (nascita di nuovi vasi): in alcuni casi quei nuovi tessuti possono evolvere in cellule tumorali.

Le crucifere, un concentrato di salute

Le verdure crucifere presentano delle peculiarità uniche perché sono ricche di composti organici definiti glucosinolati, che vengono convertiti in isotiocianati quando la parete cellulare viene scissa durante la masticazione, oppure quando queste verdure vengono sottoposte a spremitura (utilizzo dell’estrattore) oppure a triturazione (utilizzo di frullatore o centrifuga). Nello specifico, nella membrana cellulare di queste verdure è presente la mirosinasi, un enzima che permette la conversione dei glucosinolati in isotiocianati durante la rottura delle cellule vegetali. Di conseguenza, più mastichiamo questo genere di verdure, più assumiamo isotiocinati in grado di rafforzare il nostro sistema immunitario.

Una serie di studi ha messo in evidenza che il consumo regolare di isotiocianati favorisce il loro accumulo nel tessuto mammario: mangiare una porzione al giorno di crucifere, come confermato anche da un recente studio condotto sulle donne cinesi, riduce il rischio di cancro al seno del 50%. Uno studio europeo ha inoltre riscontrato una riduzione di rischio del 17% nelle donne che assumono crucifere almeno una volta alla settimana.

Dopo aver elencato le loro incredibili proprietà, vediamo in dettaglio quali verdure appartengono alla famiglia delle crucifere e non devono mancare nella nostra dieta:

  • Broccoli
  • Cavoletti di Bruxelles
  • Cavolfiore
  • Cavolo
  • Cavolo cinese
  • Cavolo rapa
  • Cavolo nero
  • Cavolo rosso
  • Cime di rapa
  • Crescione
  • Rafano
  • Rape
  • Ravanelli
  • Rucola
  • Verza
  • Senape indiana

Non solo crucifere: scopriamo le altre verdure che salvaguardano il nostro benessere

Anche altre tipologie di verdure sono ricche di agenti fitochimici protettivi.

Un esempio sono i carotenoidi, una numerosa famiglia di oltre 600 composti colorati che racchiude l’alfa e il beta-carotene, il licopene, la luteina, la zeaxantina, l’astaxantina. Abbondano in frutta e verdura verde e giallo-arancio, agiscono aiutando i tessuti a proteggersi dall’azione dannosa dei radicali liberi.

Le verdure verdi hanno un corredo di fitonutrienti in grado di proteggere i vasi sanguigni, di apportare sostanze antitumorali e di ridurre il rischio di diabete. Ad esempio la lattuga è ricca di beta-carotene, luteina, zeaxantina, vitamina C, acido caffeico, quercetina e antocianine, tutte sostanze che contribuiscono a ridurre il rischio di sviluppare tumori e malattie cardiovascolari.

Uno studio condotto dall’American Institute for Cancer Research ha rilevato che il regolare consumo di verdure crude può, a seconda delle quantità assunte, prevenire i tumori della bocca e dell’esofago. Ulteriori studi hanno sottolineato che il consumo di verdure verdi è in grado di ridurre il rischio di tumori allo stomaco (secondo le stime, un consumo giornaliero di soli 50 grammi garantirebbe una diminuzione del rischio di quasi il 60%). Inoltre, un elevato consumo di ortaggi a foglia verde è correlato alla significativa riduzione del 41% del rischio cardiovascolare e del 50% del rischio di ictus.

Consumare un bel piatto di insalata a inizio pasto rappresenta quindi il modo più sano ed efficace di restare in salute e di perdere peso, perché in questo modo si è indotti a consumare meno calorie nel resto delle portate.

La ricetta del benessere: il “cous cous” di cavolfiore

Prendete una bella cima di cavolfiore e tritatela con la modalità pulse fino a ottenere tanti piccoli pezzetti, facendo attenzione a non ridurla in crema.

In una padella larga mettete olio extravergine d’oliva, aggiungete una cipolla rossa affettata, 5 cm di radice di zenzero e del peperoncino, e cuoceteli stando attenti a non farli scurire. Aggiungete il cavolfiore tritato e fatelo saltare a fuoco dolce 5 minuti al massimo. Regolate di sale e a fine cottura aggiungete un bel cucchiaio di curcuma in polvere. Mescolate delicatamente in modo che tutto il cous cous assuma un bel colore giallo. Potete servirlo in accompagnamento a pesce, carne o verdure stufate.

Debora Cantarutti

Divulgatrice scientifica, consulente nutrizionale esperta di nutraceutica e nutrigenomica. Docente per Sapere Academy (Milano) e ricercatrice indipendente Superfoods.  Master in Nutrizione Metodo Molecolare. Ideatrice e responsabile del progetto Scienza&Gusto. Socia del GSA, Giornalisti Specializzati Associati di Milano. 

È membro attivo del progetto Quartieri Tranquilli ideato da Lina Sotis, dove presta attività di consulenza ai cittadini per promuovere il corretto stile di vita in ambito nutrizionale. Relatrice nei showcooking organizzati per Expo 2015 e per la Milano Food Week.